La scrittura come anelito all’immortalità secondo il principe di Sansevero Raimondo di Sangro, nostro primo Gran Maestro.

La scrittura come anelito all’immortalità secondo il principe di Sansevero Raimondo di Sangro, nostro primo Gran Maestro:

“È cosa indubitata che gli uomini han sempre avuto e avranno nel cuore una certa passione a rendersi, per quanto sia loro possibile, immortali… S’oppone loro gagliardamente l’esperienza, e ne atterra le superbe idee col dimostrar loro che tutti coloro che nascono devono infallantemente morire, e dissolversi.

La scrittura come anelito all’immortalità secondo il principe di Sansevero Raimondo di Sangro, nostro primo Gran Maestro.

Disperati essi dunque fin dal principio per una tale evidenza, pensarono di attenersi al partito di allettare almeno la loro fantasia, giacché non era possibile di soddisfarla per rispetto alla sospirata immortalità; questo fu il procurare il mezzo di eternarsi nella memoria de’ posteri, per aver così il diletto di spaziarsi colla mente, durante il breve tempo della loro vita, per i lunghi e immensi giri dei secoli avvenire, nei quali risonerebbe il loro nome, e si terrebbe conto delle azioni da essi fatte allorché abitavano sopra la Terra…

Or questo altro non è stato, che l’invenzione de’ caratteri, de’ geroglifici, o di altri segni, che conducessero allo stesso fine…”.

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