Giustiniano Lebano N° 12 – Or. di Napoli


Alziamo queste colonne in onore di Giustiniano Lebano, maestro Passato tra i Maestri Passati, la cui Tradizione illumina l’eterno Lume il nostro percorso.

A lui sempre onore e gloria. V’è infatti, una Tradizione Italico-Napoletana di tipo esoterica latomistica che aspetta di essere risvegliata da qualche tempo. È dormiente ma è viva e onnipresente. Questa tradizione non ha ne fondamenta temporali ne spaziali, ma bensì è vera, assoluta, unica e presente. Volendo, pero, partecipare ad essa e discernere la sua essenza bisogna far riferimento ai maestri passati “moderni“ dove gli strumenti, per comprenderla, sono messi a disposizione soprattutto dalla tradizione Ermetica-Archetipale Massonica Napoletana.

Partendo dal 1831 A Napoli in Via delle Anticaglie a Sant’Agostino alla Zecca, quartiere di San Lorenzo al civico 12 vi era la redazione di un Periodico: Geronta Sebezio, che era lo pseudonimo che usava il non meno famoso Domenico Bocchini. Nel periodico Geronta Sebezio erano occultati testi ermetici per coloro i quali avrebbero compreso il senso profondo, attirandoli a esso, si può asserire, quindi, che egli tentò di avviare una ristretta cerchia iniziatica, che avrebbe avuto il compito di tramandare ai posteri l’intero e multiforme deposito di conoscenze ermetiche acquisite nel corso degli anni. Domenico Bocchini era un avvocato Napoletano, la cui fama di ermetista era giunta anche oltremonti, dotto nell’ebraico, nel greco antico, oltre che al latino classico, basò i suoi studi nella ricerca e la decifrazione dei testi classici. Questo per estrapolarne l’essenza e di tipo anagogico-ieratico-archetipale, quei messaggi tramandati dagli antichi iniziati, ritenendoli una sorta di guida/metodo per la rigenerazione ed il ricongiungimento dell’uomo con l’Artefice dei Mondi. Domenico Bocchini morì a Caserta il 14 maggio 1840 all’età di 65 anni.

Fra i pochi meritevoli, che frequentavano il Bocchini fu Giustiniano Lebano. del quale sposò la nipote Virginia nel maggio 1864, favorì nel 1853 il suo ingresso nella Loggia partenopea di denominata “Folgore”, che si riuniva in segreto presso la villa del principe Capecelatro a San Paolo Belsito, non lontano da Nola. Gistiniano Lebano, che ereditò il lascito ermetico di Domenico Bocchini, cercò di ravvivare, assieme ad altri ermetisti, quale Gaetano Petriccione, Antonio Pasquale De Santis, Giuseppe Fiorelli, Giuseppe Ricciardi, Domenico Angherà, la tradizione ermetica di origine egizia alessandrina. Questo ristrettissimo gruppo di iniziati, si dedico allo studio ed alla realizzazione della Grande Opera, eredi di quelle alte conoscenze ammonie.
Tra le diverse opere di Giustiniano Lebano, va ricordato l’Inno alla Verità, in tale Inno, scritto in un linguaggio volutamente di difficile comprensione, egli sottolinea la necessità che la Verità sia mantenuta protetta dal volgo e dai profani.

“Lungi, o Profani. Questo carme mio
Non è per voi. Che dentro al templo arcano
Si slancia l’estro sacro in seno a Dio.”

E’ fondamentale, quindi, per noi iniziati della terra di Partenope e soprattutto per il profondo rispetto per l’Opera svolta dei Maestri passati, spesso, mettendo la loro stessa vita e dei loro familiari in secondo piano (vedi Giustiniano Lebano) proseguire il lavoro svolto fin ad ora. Quindi, sperando di esserne degni e visto gli strumenti lasciatoci da Don Giustiniano Lebano e della massoneria, nostro desiderio di dedicare una “Nuova” Loggia a G.Lebano, dove i lavori, di cotali ammirevoli maestri passati, riprenderanno con FORZA e VIGORE.